li
inro e i netsuke sono i sagemono più
conosciuti in Europa, questo non
significa che siano gli unici; i meno
noti sono: l'astuccio per la pipa (Kiseruzutzu)
il contenitore per il tabacco (Tabakoire
), la scatola per il tabacco (Tonkotzu),
il completo di scrittura (Yatate),
una piccola fiasca per il profumo (Nioibin)
e il borsellino (Kinchaku),
tutti sono accessori esclusivamente
maschili.
Gli oggetti sospesi (Sagemono)
sono così definiti perchè erano appesi
per mezzo di cordoncino in seta che
passava sotto la fascia di tessuto (Obi)
che cingeva l'abito ai fianchi, dalla
quale non potevano muoversi o cadere per
mezzo di un "bottone" chiamato netsuke,
quest'ultimo, fuoriusciva dall'Obi nella
parte alta, in genere era piccolo e
compatto, privato d'estremità che
potevano impigliarsi, nella parte
inferiore erano praticati due fori, uno
poco più grande dell'altro, nei quali
passava il cordoncino e trovava
locazione il nodo di chiusura.
I
netzuke
più comuni erano realizzati in: legno,
soprattutto cipresso e bosso, avorio,
corno, porcellana e metallo. I netzuke
si dividono in vari tipi, i principali
sono: il Katabori, il più comune,
è una scultura a tutto tondo, il
Kagamibuta, costituito da due
pezzi, quello inferiore in avorio, di
forma circolare nel quale si colloca il
secondo pezzo in metallo, sempre di
forma circolare, che s'incastra
internamente al primo, il Manju,
rotondo e piatto, con decorazioni in
rilievo o intagliate. La tipologia è
definita dalla forma e non dal materiale
utilizzato.
Gli inro sono un tipico
oggetto della cultura giapponese, da
sempre realizzati in lacca, in origine
nati per trasportare e contenere il
sigillo, diventarono il contenitore per
le medicine, erano portati sul lato
destro del corpo, composti da uno a
sette contenitori sovrapposti e
perfettamente innestati fra loro, in
generale, la superficie era decorata e
il soggetto si estendeva dal fronte al
retro. La qualità dell?esecuzione e
della decorazione, portano gli inro, ad
essere considerati fra i migliori e più
raffinati oggetti in lacca mai prodotti
in Giappone.
I sagemono oltre ad essere
un accessorio vero e proprio, con un
ruolo paragonabile a quello svolto dai
gioielli in Europa, avevano una funzione
pratica, erano i contenitori per gli
accessori utili nella vita quotidiana,
ponendo rimedio alla mancanza di tasche
tipica degli abiti giapponesi.
L'occidentalizzazione degli abiti
durante l'ultima parte del
diciannovesimo secolo, gradatamente,
fece venire meno l'uso di questi
accessori.
Suzuribako è un termine
giapponese che indica una scatola (bako)
con coperchio non incernierato che
contiene tutto il necessario per
scrivere: la pietra da inchiostro (suzuri),
l'inchiostro (sumi), il
contenitore dell'acqua (mizusashi)
e il pennello. Il suzuri è intagliato in
una porzione rettangolare di pietra
nera, nella parte più profonda della
pietra vengono fatte cadere piccole quantità d'acqua, questa serve per
sciogliere le stecche di inchiostro
secco. Il sumi è ricavato dal nero fumo
o dalla fuliggine prodotta dalla
combustione delle radici di pino, il
tutto solidificato con colla vegetale.
L'inchiostro viene reso liquido dallo
strofinio della stecca solidificata
sulla parte centrale della pietra con l'aggiunta di minime quantità d'acqua,
quando l'inchiostro raggiunge la liquidità voluta viene applicato sulla
carta usando un pennello.
La scatola per scrittura fu utilizzata
in Giappone sin dal XVI secolo, vengono
conservate chiuse, il coperchio viene
aperto quando si inizia a ricercare la
concentrazione necessaria per scrivere
con una elegante calligrafia, il
coperchio viene posato alla destra della
scatola e rovesciato, mostrando allo
scrivente il decoro interno, in generale
i motivi decorativi dell'esterno e dell'interno sono uguali o
complementari.
A differenza del lato
esterno del coperchio, la decorazione
interna viene ammirata solamente da chi
utilizza l'oggetto.